Svezia “pandemicamente corretti”? Continuare a vivere per non morire.

Irrinunciabilmente Svezia

I meravigliosi colori di una Stoccolma, che ha impresso nel suo DNA uno spiccato senso di libertà.

Il mio articolo non è un pezzo né scientificocomplottista, ma l’analisi di esperienze di alcuni nostri connazionali trasferitisi in Svezia, uno stato che non nega certo l’esistenza del Covid, ma che ha preferito adottare un approccio più elastico rispetto al resto d’Europa.

Della nazione scandinava ho avuto sempre sentimenti altalenanti; le sue rigide temperature non mi hanno mai permesso di amarla fino in fondo ma ne sono maledettamente attratto, perché durante le mie due permanenze a Stoccolma prima e Malmö dopo, ho potuto godere di una raro senso civico.

Lagom” è il temine usato per riassumere questo flessibile “modus vivendi“, una perfetta simmetria tra il “né troppo e né troppo poco“, basi solide della vincente socialdemocrazia in cui si ha tempo per realizzarsi professionalmente e nel contempo curare passioni ed affetti famigliari.

Covid tutta un’altra storia

Martina D’Orazio si è scagliata contro il nostro mainstream, parlando di mala informazione circa l’approccio svedese alla pandemia.

La Svezia piuttosto che trincerarsi dietro i suoi confini, ha preferito autoregolarsi dando piena libertà di scelta ai suoi cittadini.

Mentre la nostra pubblica amministrazione si crogiola tra il “poco smart e niente working“, ingolfando la vita di cittadini e professionisti, il governo svedese ha immediatamente potenziato il lavoro interinale e il sistema sanitario, come ha riferito più volte la valida dottoressa Martina d’Orazio, “fuggita” in questa ospitale terra per esigenze lavorative.

Il medico ha sottolineato che il virus è stato tratteggiato per quello che effettivamente è: 80% di asintomatici, 15% effetti simili all’influenza e i restanti casi sono passati all’attenzione degli addetti ai lavori, smascherando le fakenews dei nostri media che hanno implementato l’“ecatombe” locale.

…Intanto in Svezia alcuni italiani

Nicola Bellano, consulente e formatore in materia di sicurezza, oggi fuggito per evitare le restrizioni in Svezia.

Nicola Bellano, abruzzese fuggito a Stoccolma per evitare il DPCM, con i suoi filmati posti su Facebook ci mostra una realtà ben diversa da quella a cui siamo abituati e perciò lo chiamo per un’intervista.

M.I.:”Buonasera Nicola, sei uno dei tanti italiani fuggiti all’estero e questa volta non per motivi lavorativi. Domanda futile ma d’obbligo, com’è  realmente la situazione in Svezia? Tragica come nel nostro paese?“.

N.B:”Non potendo lavorare nella città in cui risiedo Bologna, ho preferito evitare mesi di restrizioni ripiegando in un paese celebre per la sua libertà.

Non ti nascondo che se trovo delle occasioni interessanti o un lavoro che mi permetta di vivere tranquillamente cambio vita.

Si sono dette tante cose sull'”approccio svedese“, una metodologia troppo libertaria e di conseguenza pericolosa, mentre né sta giovando sia la sua economia che lo stato mentale della sua gente.

Nessun DPCM obbliga le persone a tapparsi in casa, mentre immunodepressi ed anziani per evitare contagi hanno preferito rimanere nel proprio domicilio. A parte questo la vita scorre normalmente senza isterie“.

Svezia, pandemia e mascherine

Un locale svedese ancora aperto durante le nostrane giornate di lockdown.

M.I.:”Gli svedesi come hanno reagito allo scoppio della pandemia e cosa pensano dell’uso della mascherina?“.

N.B:”La Svezia ha raggiunto delle conquiste civili che gli altri paesi si sognano e perciò le istituzioni hanno preferito a forzate quarantene salvaguardare la basi della sua democrazia e la qualità della vita dei suoi cittadini.

La gestione razionale e l’apertura delle proprie attività commerciali gioverà nel medio termine a tutta la nazione in termini economici e sociali.

Le rare persone che utilizzano la mascherina sono per lo più straniere, ma nessuno ne demonizza l’uso”.

Penisola Scandinava

Una foto di Copenhagen e della bellissima Nyhavn. “Ho preferito andare in Svezia per la sua apertura mentale”, aggiunge sollevato il mio intervistato.

M.I.:”Oltre alla civile Svezia abbiamo anche altri paesi celebri per la loro aura di civiltà. Perché hai preferito soggiornare qui?“.

N.B:”Ho optato per la Svezia, perché è l’unica ad avermi garantito un facile ingresso ed un soggiorno con meno restrizioni rispetto a Danimarca e Norvegia.

Prima di muovermi dall’Italia mi sono preventivamente informato, perché non volevo fare tamponi su tamponi per mostrare il mio stato di salute”.

Dopo il lockdown

Un ragazzo italiano fotografato a Stoccolma, mentre vende i nostri prodotti culinari, senza mascherine e  paura.

M.I.:”Rimarrai in Svezia per sempre o tornerai alla fine del lockdown?“.

N.B.:”Non mi sento più a mio agio in Italia, si stanno scollando troppi pezzi di libertà. Poi non dimentichiamoci la burocrazia, l’alta tassazione ed adesso le rigide restrizioni che c’impoveriranno moralmente ed economicamente.

Per adesso voglio godermi la permanenza e cercare di vivere senza patemi d’animo, lontano da DPCM e imposizioni”.

Mi ricordo Tienanmen

Il celebre rivoltoso sconosciuto in piazza Tienanmen, simbolo di una rivoluzione fallita nel maggio del 1989 in Cina.

La risposta della Svezia alla pandemia è troppo liberale e non può essere applicata in molti paesi, perché ci sono troppi interessi e teste a comandare.

La colpa dell’involuzione umana non è solo del virus, ma anche nostra, oramai arresi da più di un ventennio alle algide regole imposte dai nuovi monopoli.

Ricordo di quel anonimo ragazzo a Tienanmen che coraggiosamente rivendica i suoi diritti sfidando l’autorità, piazzandosi davanti a dei tank.

Un simbolo di libertà oramai dimenticato dentro qualche sbiadito libro di testo, che tornerà di moda quando avremo perso tutti i nostri privilegi, conquistati con il sangue dalle precedenti generazioni.

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