Noi con Simona Anedda in un lungo viaggio chiamato Coraggio.

Mi presento sono Simona Anedda

La grande vitalità di Simona ed il suo sorriso contagioso, educano tutti noi ad un valore che oggigiorno sembra oramai sempre più scalfito da una cinica indifferenza: il rispetto.

Ho conosciuto la storia di Simona Anedda sulle pagine social e su alcune rinomate testate e la contatto per proporgli un’intervista. Voglio raccontare di come il suo animo battagliero si sia ribellato alla sua dolorosa malattia, che nonostante abbia cambiato per sempre la geometria del suo corpo, non ha corroso la sua grande voglia di vivere.

E’ una viaggiatrice insolita, che però mi fa pregustare il gusto per l’avventura, condividendo albe e tramonti e sopratutto calandosi nelle realtà locali. Rarità nel sempre più pantofolaio Occidente.

E’ vero la sclerosi multipla ha incollato il suo corpo ad una anonima sedia a rotelle, ma il suo spirito è in piedi come se è in piedi, desideroso di muoversi verso sempre affascinanti destinazioni.

Simona, Tiziano Terzani ed i viaggi

Leggere il libro di Tiziano Terzani “Un altro giro di giostra” è stato fondamentale per la mia presa di coscienza nei confronti del viaggio. Un tragitto verso nuove mete e sopratutto verso se stessi, per scoprire i segreti della propria anima.

Mi concede questa piacevole chiaccherata e subito le faccio la domanda che mi sembra più ovvia: “Ciao Simona, buon pomeriggio, la domanda che mi sorge spontanea è chiaramente questa: il tuo rapporto con il kamikaze della pace Tiziano Terzani?“.

SIMONA: “Ho conosciuto Tiziano Terzani attraverso le pagine dell’indimenticabile libro Un Altro giro di giostra, da lì è nato il mio entusiasmo per uno dei più rinomati giornalisti italiani. Nelle sue pagine sono descritte meticolosamente cure contro il cancro, da quelle occidentali a quelle ayurvediche, che anch’io ho provato per tentare di debellare il mio male.

Poi tra le sue pagine descrive così bene la mia India, dove ho potuto godere il fascino di un’alba sulle rive del fiume sacro: il Gange”.

M.I.: ” Domanda più che scontata, il paese che ti ha colpito maggiormente?

SIMONA: ” Ho vissuto più vite, che mi hanno dato diversi stimoli. C’è la Simona pre-malattia e la sua Australia, con un viaggio durato sette mesi alla scoperta dell’Oceania, con un amore sbocciato on the road e quella attuale che ha visitato: Nepal, Indonesia e per l’appunto l’India.

I popoli del sud/est asiatico mi hanno trattato con molta gentilezza e quando ho avuto difficoltà di deaumbulazione, nessuno si è mai tirato indietro. Forse in Indonesia l’accoglienza è stata fin troppo perfetta, senza nulla togliere agli squisiti autoctoni, ma l’India mi ha fatto provare sensazioni più profonde.

Kathmandu tra smog e colori.

Non sono credente, eppure nel paese ho trovato anch’io una mia dimensione spirituale, poichè vedere l’amore e le preghiere che la gente riversava nei mie confronti, mi ha riempito di una grande gioia”.

M.I.: “Cosa desideri quando visiti un sito, oltre chiaramente alla sua accessibilità?”.

SIMONA: “In primis mischiarmi con i popoli locali e soggiornare nelle abitazioni relazionandomi con gli autoctoni, per poter condividere il loro vissuto quotidiano. Un altro valore importante è la semplicità, base fondamentale delle mie giornate. Questa magica parola mi serve per affrontare il viaggio calandomi maggiormente nel folclore e nelle tradizioni locali, e anche nell’arte culinaria, perchè no. Non sono vegana, eppure in India ho assaggiato gustose pietanze.

Non potrei mai stare in un cinque stelle, non sarebbe un’esperienza a tutto tondo”.

Macchu Picchu arrivo, la citta’ perduta di Athaualpa mi aspetta

M.I.: “Ho letto, che sei affascinata della storia Inca. A quando l’incontro con il misterioso popolo di Athaualpa?”.

SIMONA:“La mia paura è sempre quella di non aver tempo, mi sono curata ed adesso è troppo tempo che sono in Italia. Ho bisogno di un volo di dieci ore per poter sconfinare verso terre lontane. Macchu Picchu è un sogno che volevo realizzare fin da piccola, quando disegnai delle immagini sul Perù.

Per arrivare alla città perduta so che dovrò chiedere aiuto e che probabilmente ci vorranno braccia forti per portarmi in alto, ma sono convinta che questo sogno che porto in seno si realizzerà. Volere è potere…E poi ho il vantaggio di essere leggera, dai. – scherza Simona pregustando la visita nel celebre sito archeologico”.

Barriere architettoniche europee e la politica

Sogno un mondo libero senza barriere non solo fisiche, ma anche morali.

M.I.: “Per deformazione professionale ti chiedo a che punto è l’Italia con il concetto di barriere architettoniche ed in genere l’intera Europa?”.

SIMONA: “Nel Bel Paese siamo molto lontani dalla parola sensibilizzazione. Vivo a Roma e per i non deambulanti ci sono innumerevoli problemi, dato che, molti locali sono ubicati nei seminterrati. Mia sorella in genere, chiama per sapere se c’è il servoscala, ma a me non piace, perchè preferisco andare e trovare in loco una soluzione.

Non dobbiamo essere noi ad adattarci ma gli altri.

Anche l’Inghilterra così civile e compassata ha i suoi problemi, quando ero in metropolitana in una fermata del centro, una scala mobile non funzionava ed i poliziotti mi volevano far desistere per motivi di sicurezza, dirigendomi verso un altro underground.

Mi sono opposta, perchè trovavo tutto ciò un’ingiustizia, ed ho rivendicato il mio diritto, mettendomi tra la ressa aspettando un gentile accompagnatore. Anche a Milano è successa la stessa cosa.

In India nonostante siano ancora più indietro dell’Occidente, ho trovato un modo di fare più genuino e quando non c’erano le possibilità, tutti si adoperavano nell’aiutarmi. Solo nel Taj Mahal i poliziotti mi hanno bloccata e non ho potuto vedere l’interno del mausoleo”.

M.I.:  “La politica italiana è distante dai problemi di Simona?”.

SIMONA: “Si molto. Mi volevano candidare ad un partito radicale ma ho desistito. Penso che se un Berlusconi od un Salvini avessero un problema simile, sono convinta che la nostra politica si sarebbe adoperata per snellire la prassi burocratica e per mettere a norma le strutture”.

Come aiutare Simona nel suo sogno

Buon viaggio Simona

M.I.: “Mi ha impressionato la tua decisione di rispondere al tuo dottore dicendo che volevi partire per qualche mese verso l’India, mentre lui cercava di distoglierti dall’intraprendere un viaggio che avesse nuociuto alla tua salute. Non ti sei fatta impressionare, anzi ho letto che avevi prenotato il volo anticipatamente. Vero?”.

SIMONA: “Si vero, ricordo il medico che assolutamente mi proibì emozioni forti, ma non mi sono fatta scoraggiare e sono andata via senza pensarci due volte. Sono una curiosa per natura, agli antipodi della nostra stitica gioventù sempre più affannata alla ricerca di false chimere.

Ho preferito non piangermi addosso e continuare, con tutte le mie difficoltà, la mia vita”.

Nel mio blog ho inserito una finestra in cui tutti possono contribuire, anche con una modesta somma di 5 euro, per aiutarmi nel coronare questo mio stupendo sogno.”

Saluto Simona, suggerendogli di non dimenticare di visitare la bella Baku e, sopratutto la meravigliosa Samarcanda, che a mio avviso si adattano entrambe perfettamente al suo modo di essere.

Aiutiamo dunque Simona, in questo lungo tragitto… Un lungo tragitto che non significa solo partire, ma anche sognare, sperare e sopratutto combattere per un valore in cui lei ha creduto, anche prima della sua terribile malattia: la libertà.

Buon viaggio Simona

(PER TUTTI QUELLI CHE VOGLIONO AIUTARE SIMONA ANEDDA NEL CORONARE QUESTO SUO SOGNO RAGGIUNGETELA ALLA SUA PAGINA UFFICIALE http://www.inviaggioconsimona.org/)

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2 thoughts on “Noi con Simona Anedda in un lungo viaggio chiamato Coraggio.

  1. Carissima Carla.
    Rispetto per questa intrepida viaggiatrice, che nonostante il disagio, continua a vivere con gioia la sua vita.
    Stima per Simona

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