Matera – Plovdiv 1.056 Km di cultura…Attraversando Sofia

Italia – Bulgaria stessi colori differente cultura

Per me la Bulgaria era una mera espressione geografica, lontana anni luce dal mio immaginario. Irruppe nella mia vita con un romantico incontro, divenendo parte della mia esistenza e gettando le fondamenta per un’ amore che si è consolidato negli anni.

Mi sono sempre sentito un estraneo alla fine degli anni novanta, sopratutto per la sua lingua particolarmente ostica, ma poi la voglia di scoprire di chi è giovane e si adatta a tutto, mi ha fatto aggirare quello che all’inizio, mi sembrava un problema insormontabile.

Matera-Plovdiv 1000 Km e più di bellezza

Matera Capitale della Cultura 2019. Una città al di fuori del tempo, gemellata con la giordana Petra, come città dei sassi.

Non sono stato in nessuna delle due città, ho visto solo le loro foto. Matera, la nostra “Petra nostrana“, ha un fascino unico, molto diverso da quella di Plovdiv, che ho solo visitato come un novello “Salgari”, attraverso le parole della mia amica bulgara Tanya, che mi cita il suo paese ogni qual volta ci incontriamo.

Sospira, quando il suo pensiero torna alla sua patria lontana e sottolinea che per lei è un “Eden” perso, poichè la sua caratteristica principale è la sua vivibilità. Aggiungiamoci che è anche capitale della cultura e l’agitata nightlife, ed il gioco è fatto.

Parole di Tanya, a cui credo fermamente, perchè per avvallare le sue parole mi mostra il suo profilo Instagram, e vedo particolari che nessun viaggio interinale può mostrarmi.

La vita sta bollendo a Plovdiv Marco – mi scrive su Messanger, durante il suo ritorno in patria – Penso che dovresti venire a fare un salto”

Una promessa mai mantenuta

IL teatro Romano di Plovdiv. L’antica Filippopoli festeggia la sua bellezza

La vecchia Filippopoli negli anni 2000, doveva essere meta dei miei viaggi durante gli anni universitari insieme ai mie vecchi amici che vivevano a cavallo tra Grecia e Bulgaria. Un itinerario sospirato ma mai dimenticato e che a causa degli esami non ho avuto il piacere di fare.

Probabilmente è questa l’occasione per mettersi in pari e conoscere entrambe le città, lontane geograficamente ma accomunate nella cultura.

Se Pafos nel 2017 e Tallinn nel 2011, bardate a festa, furono due mete sorprendenti giornalisticamente parlando, credo proprio che partirò alla volta di Plovdiv, per scoprire i suoi misteri e passeggiare sotto gli eleganti bovindi in aggetto su lastricate vie, che a primo acchito ricordano alcune vie di Istambul.

Aspetto con ansia di vedere la città, patria  del cosiddetto “Rinascimento bulgaro“, in cui le tracce alessandrine dell’antico ippodromo e quelle romane giocano un ruolo fondamentale in chiave prettamente urbanistica.

Ricordi di Sofia

La cattedrale Alexander Nevsky a Sofia

Poi c’è la sua capitale, Sofia in cui mi sono recato, quando i low-cost erano quasi ancora agli albori e dove la sua bellezza risiede principalmente nella cattedrale di Alexandar Nevsky, che esula dagli isolati realizzati sotto forma di razionali condomini, tanto cari alla nomenclatura comunista, che sono a mio avviso, ancora un “pungo” nell’occhio della città, ai piedi del monte Vitosha.

Visito una piccola chiesa, segnalata sulla carta turistica, chiesta ad un gentile negoziante dove ho acquistato i biglietti per il tram. Entro dentro ed un odore d’incenso, da un gusto molto robusto, mi colpisce il viso appena varcato l’uscio. In un primo momento ne soffro ma appena mi abituo la leggera nebbia che avvolge la funzione, da poco terminata, crea un’aura di malinconico mistero.

Tutt’intorno gli affreschi di santi, tipici delle visioni iconoclastiche, con sottostante delle sedute, sono il degno senario del bell’edificio, sorretto da una cupola con piccole finestre che fanno entrare una fioca luce.

E poi la Chiesa Russa ed i minareti, sono sintomo di diverse dominazioni, un vero “melting pot” architettonico, nel cuore dell’Europa dell’Est.

Sogno Europeo, Est ed Ovest

Chiesa Russa a Sofia, nel cuore della capitale bulgara. Eleganza e mistero i suoi connotati architettonici

Non sono un politologo, ma solo un viaggiatore che si basa su fatti concreti, fatti da analisi personali sul campo e quindi potrei anche sbagliare.

I paesi dell’Est Europa, dopo essere passati ad una economia di mercato, si sono livellati dopo più di un ventennio con il tanto invidiato Occidente. La globalizzazione, però mi sembra che abbia cancellato con un colpo di spugna le antiche tradizioni di questa affascinante terra.

Osservo l’omologazione della gioventù, non dissimile da quella nostrana e sento che il folclore di questo paese, che ho guardato sempre con affascinante sospetto, ma di cui sono stato fortemente attratto, sia al capolinea.

Un Est Europa, che corre verso il sogno continentale che sta mostrando le sue forti lacune e che spero non demolirà l’illusione di quell’effimera parola chiamato libertà, targata 9 novembre 1989.

Speravo, anch’io che quella storica data aprisse le porte ad un nuovo mondo senza confini e violente ideologie. Quel desiderio invece non ha portato a nulla, facendoci erigere nuovi muri fisici e menatali, fomentati da vecchi fantasmi.

L’uomo non cambia, i poveri e i ricchi ci saranno sempre, chi comanda comanderà e chi no deve rimanere a catena in attesa degli ordini. Forse nella sua folle visione il Comunismo voleva livellare l’umanità sotto il segno di parità e giustizia. Ci ha provato ma ha perso.

Cara Bulgaria che dirti, non posso che augurarti buon proseguimento…

 

 

 

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