“Io Apro e basta divieti”

#ioapro il 15 gennaio

Umberto Carriera il leader di Io Apro il 15 gennaio, durante il suo lavoro.

Il nostro governo continua a colorare le nostre regioni impiastricciando la cartina d’Italia con nuovi DPCM, che hanno messo in ginocchio imprese, partite iva e ristoratori.

E’ sicuramente difficile gestire il paese, ma i ristoratori non vogliono più aspettare la fine di questo lungo lockdown ed hanno deciso di riaprire le proprie attività con le dovute cautele il 15 gennaio, perché se le normative non si ammorbidiranno il settore entrerà definitivamente in crisi.

Intervista a Marco Guidi

Marco Guidi nella breve intervista telefonica mi parla del suo grande desiderio di tornare a lavorare.

Molti ristoratori hanno abiurato il DPCM ed il gruppo Facebook di “Io Apro il 15” ha implementato in pochi giorni i suoi sostenitori; sintomo di un’Italia che non sopporta più.

M.G.:”L’idea di iniziare questa lotta è nata intorno al 20 di ottobre durante una cena “proibita”, quando alla luce dei nuovi DPCM, che ci avrebbero fatto chiudere limitando la libertà dei cittadini, abbiamo preso la decisione di riaprire le nostre attività.

Per rispetto della privacy non siamo tenuti a dare i nomi dei ristoranti che hanno aderito, i clienti possono contattarci telefonicamente o tramite Facebook.

Tengo a precisare: non siamo negazionisti e tuteleremo la salute di tutti con entrate contingentate, uso delle mascherine, disinfettante, distanza sociale ed ogni altra accortezza necessaria.

La nostra rivolta, se si può definirla così, viene dalle attività strozzate da queste drammatiche restrizioni e nessun partito politico ci ha dato manforte, l’unico in questi giorni è stato Matteo Salvini.

Nel caso un ristorante venga sanzionato, il proprietario è tenuto a spedire la multa al nostro pool legale seguendo un iter burocratico.

Ci aspettiamo che la nostra battaglia faccia svegliare le coscienze degli italiani e di poter tornare a lavorare“.

Ristoratori italiani unitevi

La desolazione di un bar chiuso per Covid.

Guidare l’Italia in questo momento storico è il compito più arduo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, una scelta sbagliata può ripercuotersi sulla salute e sul nostro comparto produttivo.

Criticare i nostri ristoratori quando si è comodamente dietro una scrivania con lo stipendio assicurato ogni fine mese è sbagliato, perché non vogliono abrogare i DPCM, ma solo riaprire in sicurezza.

Oggigiorno Marx forse avrebbe difeso le partite iva e non gli operai.

“Ristoratori di tutta Italia unitevi”.

 

 

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