Intervista alla Comunità di San Patrignano.

Un vocabolo magico

(La Foto iniziale è precedente all’inizio del Covid-19)

Un vocabolo magico

San Patrignano. WeFree Days. Forum “Disagio e dipendenze: nuovi confini, altre emergenze“. Antonio Boschini medico Centro Medico di San Patrignano.

Per essere performanti la notte e risultare “fighi molti coetanei facevano uso di droghe bannandomi, mi avevano cucito addosso un triste marchio, un vocabolo aberrante ma salvacondotto per entrare nel mondo dei “vivi“: sfigato.

Non m’importava, i miei interessi erano ben altri, mentre oggi da adulto ho paura; sento che la nostra società ha bisogno più di ieri di anestetizzare i propri sentimenti per stare al passo con i suoi cambiamenti epocali.

E’ un universo camaleontico che ci sta corrodendo e per saperne di più ho fissato un appuntamento telefonico con il dottor Antonio Boschini, responsabile terapeutico nella celebre “Comunità San Patrignano”, fondata dal compianto Vincenzo Muccioli.

Droga e momenti storici

Christiane F. mito di una generazione.

M.I.: “Ogni momento storico è legato ad un tipo di sostanza stupefacente, partiamo da Christiane Felscherinov di “Noi i ragazzi dello zoo di Berlino”, fino all’ecstasy a cavallo tra anni 90 e 2000, e via discorrendo. 

Quale è quella più in voga tra giovani e non?“.

A.B.: “Ogni droga è vincolata ad un’epoca ma la Cannabis è sicuramente, a partire dagli anni 70 ad oggi, la più utilizzata insieme all’alcol, mentre l’età media si è abbassata sulla soglia dei 14. E’ un’analisi fatta in base alla nostra esperienza, ma non è detto fotografi necessariamente la realtà esterna.

Abbiamo riscontrato che il 98% delle persone venute in Comunità per curarsi dalla dipendenza da eroina o cocaina, hanno infatti iniziato con questa sostanza.

San Patrignano ha vissuto principalmente due fasi, il ventennio che va dagli anni 80 al 2000, in cui la tossicodipendenza passava attraverso tre rigidi step: cannabis, LSD ed eroina, causando un’epidemia dovuta a HIV ed epatiti e quella più recente con il consumo di cocaina che è diventato prevalente su quello di eroina .

Una forbice divaricatasi negli ultimi tempi con l’aggiunta di nuove sostanze chimiche, che hanno generato il fenomeno della “poli-dipendenza“. Oggi, la maggior parte di persone che accogliamo, consumano sia eroina che cocaina.

Social, influencer e serie Tv

L’appiattimento dovuto ai social è un terreno fertile per sperimentare altre emozioni.

M.I: “Abbiamo un nuova società in cui per raggiungere il successo, bisogna saper vendersi sui social, oltre a serie Tv che osannano indirettamente degli antieroi.

Pensa possano minare le basi degli adolescenti?“.

A.B.: “Sicuramente. I Simpson sono divertentissimi ma sono di un cinismo esasperato, oppure la serie “How I Met your mother“, in cui vengono esaltati i cattivi sentimenti a scapito dei buoni.

Questi programmi di grande successo sono divenuti terreno fertile per una crisi di valori dovuta agli scadenti riferimenti culturali.

Decenni fa si viveva d’ideologie e sbagliate o giuste che fossero c’erano dei modelli comportamentali, mentre oggi c’è un vuoto esistenziale assoluto”.

Economia e Politica

Come si comportano i nostri politici? Trovano possibili alibi al problema.

M.I.: “L’economia neo-liberalista pone l’uomo all’interno di un complesso ingranaggio del mercato globale, mentre la politica è sempre più distante dalle esigenze del cittadino, che può narcotizzarsi con ogni tipo di sballo.

Lo Stato vuole per davvero combattere la tossicodipendenza o cerca solo scuse?”.

A.B.: “Quale politico non ha a cuore la lotta alla droga? Purtroppo non tutti gli amministratori hanno le competenze necessarie per affrontare il problema.

I nostri governanti si limitano alle risposte più semplici affidandosi alla scienza che ha un approccio prettamente neurale, mentre entrano in ballo tanti altri meccanismi che hanno predisposto l’individuo alla dipendenza.

Nella nostra Comunità arrivano persone rimaste schiave della droga, ma la realtà ci dice che molte persone utilizzano droghe, in particolare cannabis, per un periodo, poi riprendono in mano il proprio futuro, e agli interesse fondamentali: lo studio, lo sport, il lavoro, le relazioni affettive ed amicali.

Ci sono invece persone  vulnerabili, che rimangono intrappolate, che sviluppano la dipendenza. Non si può pensare di risolvere il problema solo con l’ausilio della farmacologia, ma bisogna saper valutare di volta in volta anche gli aspetti legati all’animo umano, alle cause profonde che ne hanno determinato questa vulnerabilità”.

Covid-19 e mercato nero

Il mercato delle dipendenze non si è fermato nemmeno sotto lockdown,

M.I.: “Con il Coronavirus ed il lockdown c’è stato un ridimensionamento del mercato nero?“.

A.B.: “Non ho esperienza diretta, perciò racconto ciò che mi è stato riferito, ovvero che c’è stato un aumento del consumo di alcol, psicofarmaci, e di farmaci anti-dolorifici oppiacei.

Negli Stati Uniti c’è stata una lotta al dolore spinta dalle case farmaceutiche, ciò ha indotto molti medici a prescrivere farmaci oppiacei anche per patologie non gravi, causando molti decessi per overdose da “painkillers“.

E’ eclatante come persone senza nessun apparente problema, siano divenute nel giro di poco schiavi di medicinali e droghe e durante la pandemia l’America ha registrato un aumento delle morti collegate al loro abuso.

Alcuni ragazzi in cura, mi hanno riferito che durante il lockdown il mercato non si è mai fermato grazie all’arguzia degli spacciatori, che hanno venduto stupefacenti su Internet o in prossimità dei negozi di alimentari, gli unici aperti al pubblico.”.

Legalizzazione delle droghe leggere

Giampaolo Manca, ex esponente di spicco della Mala del Brenta ed oggi redento combatte contro la legalizzazione delle droghe. (Intervista https://bit.ly/3ki8sIR )

M.I.: “Felice Maniero in un’intervista rilasciata a Saviano, proponeva di legalizzare la droga leggera per arginare le mafie.

Di contro altare, un altro esponente della Mafia del Brenta, Giampaolo Manca durante un nostro incontro suggeriva l’esatto contrario. Qual’è la vostra posizione?”.

A.B.: “E’ una domanda dalle molteplici risposte. Da un punto di vista etico non si può liberalizzare una sostanza che la scienza ha dimostrato di essere neurotossica.

Ma se volessimo assestare un colpo al narcotraffico dovremmo legalizzarla senza porre limiti di età, quantità, purezza e costo.

A questo punto il prezzo salirebbe rispetto a quello della criminalità e s’innescherebbe una “competizione” tra lo Stato e la mafia vincolata ai principi attivi; infatti negli stati americani dove è stata liberalizzata non si è danneggiato il mercato nero.

A questo punto mi chiedo quale Cannabis possiamo vendere? Una “pesante” oppure una light, specchietto dell’allodole per approdare ad eroina e cocaina?.

Sarebbe una catastrofe societaria, le mafie hanno i giusti strumenti per manipolare prezzo e qualità”.

Approccio terapeutico

San Patrignano. Sala da pranzo. (Foto Pre-Covid-19)

M.I.: “Qual’è il vostro approccio terapeutico ed il successivo percorso di reinserimento?”.

A.B.: “Il primo step è rieducare le persone a soddisfazioni di appagamento naturale, siano esse lavorative o sociali, poiché l’abuso di droga dirotta i centri di gratificazione nel cervello.

Il secondo è ricostruire il passato del ragazzo, che ad inizio terapia non ricorda nulla se non fatti legati alla propria adolescenza, così da far venire a galla la motivazione della sua scelta.

I nostri responsabili sono tutti ex tossicodipendenti e non considerano il giovane come un malato, riuscendo a filtrare le barriere che s’innescano tra educatore e “studente”.

Non cerchiamo nella commiserazione la risoluzione al male, ma ci affidiamo ad un costante impegno per tirare fuori il meglio da ognuno”.

Eredità morale di Muccioli e progetti futuri

Vincenzo Muccioli, fondatore della Comunità di San Patrignano è deceduto nel 1995.

M.I.: “Qual’è l’eredità morale di Vincenzo Muccioli e i vostri progetti futuri?“.

A.B.: “L’eredità morale di Muccioli è legata ad un percorso pratico e spirituale, un misto di concretezza e grande aspirazione.

Progetti? Per adesso passare indenni il Covid, spina nel fianco delle nostre casse. Tengo a precisare: nella nostra struttura nessuno paga e ci sosteniamo con le donazioni e con i proventi dei nostri eventi.

Il futuro di San Patrignano è dunque vincolato all’aspetto finanziario, ma sopratutto dalla capacità di trasmettere la nostra esperienza alle nuove generazioni”.

Quel che sia…

Parte della meravigliosa struttura di San Patrignano.

La parola “sfigato” mi ha risparmiato tutto questo, ma non quella di vivere in un mondo dove si affacciano sempre più ombre e dove l’uomo è rimasto sempre più solo: solo con i suoi dubbi, solo con la sua mancanza d’amore.

Spero che l’insegnamento di questa Comunità sia di monito per gettare basi concrete per una società libera da odiosi vizi

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