Dalla Siria al Libano “impeachement” monetario.

Siria colpa del COVID-19

La periferia di Damasco, distrutta dai bombardamenti. Si scorgono nella parte opposta delle nuvole di fumo, dovuto a qualche raid in corso.

Ancora è presto per porre la parola fine, la minaccia pandemica è solo nella sua FASE 2 e tra qualche giorno ci riaffacceremo timidamente alle nostre pratiche giornaliere.

Ma gli atri cataclismi sono stati del tutto dimenticati. Ricordate la Siria, non è stato il Covid-19, bensì un conflitto intestino e perciò bypassata come pula al vento.

Ancora Luca Pingitore a raccontarci mete insolite, in cui storia e geopolitica si fondono in un connubio indissolubile.

M.I.:”Sicuramente la dittatura della “mediocrazia” ti ha additato come un sociopatico alla ricerca di emozioni forti. L’anno scorso Corea, qualche mese fa in Siria e Libano. E’ stato un colpo di testa, oppure hai avuto un motivo valido per recarti in zone così “calde”?“.

L.P.:”Sono rientrato qualche giorno prima del lockdown per raccontare pagine di contemporaneità, non dettate tanto dall’adrenalina quanto dalla passione di scoprire all’attualità paesi, in cui sui si respirano dei cambiamenti epocali.

La mia esperienza è stata baricentrica tra la parte del sud del Libano e la Siria. Mentre nella prima si sta consumando una tragedia dovuta al fallimento economico del paese, nella seconda i venti di guerra non sono del tutto assopiti.

Inizierei a parlare dei mio soggiorno a Damasco, una capitale che vuole con un colpo di spugna cancellare la sua recente storia.

L’embargo sta creando molti disservizi e molta merce non si trova, anche se la gente è tornata ad affollare le sue strade e l’atmosfera che si respira è diversa a quella a cui siamo abituati a vedere nelle immagini dei nostri tg.

Otra al “fronte”

Manifestazione del popolo siriano, nel 2011 nei giorni della cosiddetta “Primavera Araba“.

M.I.:”In Siria dal 2011, dopo lo scoppio della cosiddetta “Primavera araba“, c’è una grande tragedia umanitaria, qual’è stata la sua esperienza in merito?“.

L.P.:”A Damasco non mi sono reso conto della guerra, data la sua vitalità, ma appena ci si sposta nella periferia nord i segni dei bombardamenti sono evidenti; interi quartieri distrutti.

La situazione sembra lentamente tornare alla normalità, anche se oltre alla crisi umanitaria si è aggiunta quella economica dovuta all’embargo.

Non ho avuto problemi durante il mio soggiorno, ma ho dovuto sottostare a particolari controlli da parte dei militari presenti nei tanti check-point, che monitorizzano il territorio, poiché molti miliziani si nascondono dalle fogne, per poi salire in superficie ed attaccare la popolazione con atti terroristici.

Attualmente i combattimenti si stanno concentrando nella città di Aleppo ed ad ovest del paese.

Libano quello che non dicono

Linee fisiche e vecchie frontiere, da Nicosia alla Palestina, un mondo ancora in fiamme.

M.I.:“Purtroppo come amo dire la maledizione degli uomini e che essi dimenticano, perché è pur vero che il Covid-19 sta spostando l’attenzione del mondo, ma è anche vero che ci sono conflitti oggi dimenticati, come quello arabo-israeliano”.

L.P.:”Confermo. La nostra attenzione è stata dirotta verso altre questioni e se di Siria non si parla più, figuriamoci del Libano e della sua drammatica situazione.

Molti geopolitici l’hanno apostrofata come la “Grecia del Medioriente“, mentre la situazione è peggiore, il paese è collassato ed in mano alle banche. La popolazione può prelevare 200 dollari alla settimana, con un caro vita simile agli standards europei.

Poi questa dannata guerra, vera spina nel fianco. Posso testimoniarlo in prima persona, mi sono recato nelle zone a ridosso del confine con Israele, che i libanesi chiamano Palestina, come a rivendicare il loro territorio.

La situazione è problematica e ci sono molti campi paramilitari di Hezbollah, dove i miliziani si esercitano. I locali sono così abituati a questa strategia della tensione da non farci più caso, figuriamoci i nostri notiziari. Solo chi è interessato alla questione è realmente aggiornato.

Conflitto arabo-israeliano

Miliziani di Hezbollah, al funerale di un loro compagno caduto.

M.I.:”Da appassionato del conflitto arabo-israeliano, pensa che si sarà un termine a questo conflitto che insaguina il Medio Oriente da troppo tempo?“.

L.P.:”Non posso fare previsioni, L’odio è troppo radicato tra i due contendenti e me ne sono accorto quando ho costeggiato la cosiddetta “Blu Line“, una dividente fisica che taglia di netto i due stati. Una “guerra fredda” sullo stile della ex Germania con fili spinati, muri e torrette militari, il cui attraversamento è una condanna a morte.

Il limite è così labile ed ognuno dei due stati ha una libera interpretazione del proprio confine, da rendere facile lo sconfinamento. Si contano innumerevoli morti, di certo le guardie non intimano l’alt ma preferiscono il piombo alle parole.

A farne le spese sono i pastori del luogo, che per recuperare qualche pecora scappata dal gregge, senza accorgersene varcano il proprio confine e rimangono inevitabilmente uccisi.

Anche i droni fanno la loro tecnologica parte, li ho visti volare verso gli obiettivi e gettarsi in picchiata seminando panico e dolore.

Un gioco decisivo si gioca nelle Alture del Golan, che passa di volta in volta nelle mani dei diversi contendenti.

Mainstream e filtraggi delle news

Il Libano fallimento di un paese, tra caos e guerra. Quando questa terra troverà il proprio riscatto socio-economico?.

M.I.:“Le sue notizie sono davvero interessanti, ma filtrate dalla corrente mainstream. Quali sono le reali motivazioni?”.

L.P.:”Sono considerate sicuramente minori. E poi a chi importa di una guerra tra poveri, nella nostra viziata Italia?.

Nel nostro paese siamo oramai tutti sintonizzati sul Covid-19, ed ogni altra notizia passa in secondo piano e quindi anche il default libanese.

Molti tg di partico, probabilmente preferiscono accantonare tale scottante notizia, per non dare motivi di ribellione al nostro popolo, vessati da una mala politica, che è anche causa della nostra desertificazione commerciale.

Otra on the road again…

Una dei tanti summit, tenuti dallo staff di Otra, viaggiatori indipendenti.

M.I.:“Dove seguire Otra? Organizzate meeting per poter interagire con altri viaggiatori indipendenti?”.

L.P.:”Finita la pandemia, sicuramente. La nostra associazione ha tanti fidelizzati, che seguono le loro personali inclinazioni in materia di viaggi, da quelli naturalistici a quelli geopolitici.

Comunque potete seguirci sulla nostra pagina FacebookOtra Viaggiatori indipendenti” o sul nostro sito web www.viaggiatoriindipendenti.it.

Dal primo maggio faremo delle interviste online per raccontare avventure sbalorditive, al di fuori del turismo di massa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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