Conversando con Angela Staude, ricordando Tiziano Terzani.

Caro Tiziano ti scrivo

Prima di addentrarmi nei misteri della vita di Tiziano Terzani, godo riflettendo sulla bellezza del nostro paese. Ed eccola qui la bellissima Firenze, che mi si porge in tutta la sua raffinata bellezza. Tra paesaggio e  solitudine, nervoso prima dell’appuntamento, perchè sembra alla lettura della mia scaletta di aver dimenticato sempre qualcosa.

Caro Tiziano, non sai quanto manca la tua figura al nostro martoriato paese e mi piacerebbe dirti tante cose, perchè...”. 

Una frase scontata, per un uomo profondo. Ricominciamo: “Ciao Tiziano, guarda che mi sono fatto cinque ore di macchina per venire da te, lasciando gli impegni lavorativi e sopratutto quell’incanto che ho incontrato. Poi è da dicembre che scrivo alla tua pagina Facebook, quindi questa intervista me la devi concedere, scusami…”

Questo attacco mi sembra più consono al carattere allegro di Terzani, che se fosse stato in vita, avrebbe accettato di buon grado, senza quello snobismo tanto caro agli intellettualoidi.

Non nego che incontrarmi con sua moglie è una forte emozione, tanto che leggendo la scaletta che mi ero prefisso, mentre suono il campanello adiacente il cancello, sento di aver sbagliato tutto.

Ma l’ansia passa, appena varco l’uscio di casa Terzani, ed alla vista del caldo sorriso della signora Angela Staude.

Una magnetica ospitalità

Appena arrivo e vedo il campanello di casa Terzani, sento una forte emozione. I suoi libri, le sue frasi sono stati una nuova scoperta del mio “io”. Essere qui è realizzazione di un sogno.

Mi mette subito a mio agio e mi fa accomodare al pian terreno, dove tra foto, ricordi ed oggetti vari, acquistati durante gli innumerevoli viaggi, sembra aleggiare la magnetica figura del compianto scrittore fiorentino.

Mi pronuncio per rompere il ghiaccio:”Lei non sa, quanto suo marito mi abbia ispirato…” e di rimando mi risponde divertita:”Ed io, nulla?“. Sorridiamo all’unisono ed incominciamo quella che partirà come una normale intervista, ma che con il passare del tempo diverrà una piacevole conversazione, un dare ed avere che pochi mi hanno concesso, nella mia breve carriera da corrispondente.

Ma la cosa più gratificante e che tessiamo un filo immaginario partendo dalla figura di suo marito, per poi passare alla nostra visione della vita e del mondo, per analizzare con lucidità, ed un tocco di velata paura la nuova società, che si trova al nastro di partenza di una vera rivoluzione tecnologica.

Una citazione è il mio “inizio”

“…Vado a letto depresso alla semplice idea che essendo venuto a Samarcanda non avrò innanzi modo di sognarla…Dalla lettura del libro Buona Notte Signor Lenin, è stata la mia fonte d’ispirazione per visitare la Via della Seta“.

M.I.:  “Signora Angela, parto con una citazione meravigliosa tratta dal libro “Buona notte signor Lenin”, che ha ispirato la mia vita da giornalista, tesa alla scoperta della Via della Seta…Vado a letto depresso alla semplice idea che essendo venuto a Samarcanda non avrò innanzi modo di sognarla…La sua preferita?“.

A.S.: “Ci sono tante frasi e cose dette da lui che non riesco a citarne una, sinceramente. Rimango dell’avviso che questa che mi hai appena detto è molto significativa del suo essere e del peso che da al sogno. Senza un desiderio ardente che alimenti la nostra vita, l’esistenza non ha valore.

Conosceva molto bene i meccanismi dell’anima, fluttuando sulle sue complicazioni. Osservava se stesso, riportando su carta quelle che sembrano solo delle esperienze, ma che invece erano delle vere e proprie confessioni.

I suoi aforismi, che sembrano essere buttati giù senza una logica, sono invece frutto di tante analisi e della sua grande curiosità, che gli hanno permesso di scrivere libri differenti tra loro”.  

Diverso da tutti e da nessuno?

Un omaggio dei tanti conoscenti al compianto scrittore fiorentino. “L’amore degli intellettuali e della gente non diminuisce, anzi in questo momento di crisi economica ed esistenziale si rafforza con maggior vigore“, afferma la signora Angela Staude.

M.I.: “Personalmente credo che il titolo “Diverso da tutti e da nessuno”  sia sbagliato. Terzani è Terzani“.

A.S.: “Scrivere che mio marito fosse unico non è piacevole, dato che ogni uomo è irripetibile. Molte persone concordano con la tua idea, ma penso che elevarlo troppo poteva essere un atto di presunzione.

Le sue tante qualità, prese nel loro insieme lo hanno reso unico. Era un uomo  estroverso ed al contempo silenzioso che spiazzava tutto e tutti.

Nonostante fosse un grande comunicatore stava molto bene da solo e siccome durante la sua vita giornalistica non ha avuto molto tempo per contemplare, quando si è ammalato ha preferito isolarsi in India, per capire al meglio l’uomo e l’idea del suo destino.

Perfino per me è stato difficile comprendere quando fosse sensibile e delicato il suo animo”.

Tiziano e l’uomo

La sua idea sull’uomo, che è l’origine dei suoi mali, muta radicalmente dopo la tragica pagina del genocidio cambogiano, voluto da Pol Pot.

M.I: “Terzani urlava alla presa di Saigon: Ghiai Phong, liberazione. Ma poi la delusione della Cina di Mao ed il genocidio di Pol Pot, lo hanno amareggiato. Com’è cambiata la sua visione dell’uomo?”.

A.S.: “La sua più grande delusione è che se la vita è unica ed irripetibile, che diritto hanno gli altri, in nome di una ideologia di farci soffrire?. Era addolorato profondamente da questo crimine.

Era un ateo socialista, ma la delusione, dopo i tragici giorni cambogiani distorcono ampiamente la sua visione dell’uomo.

Non ha mai pensato, che i dittatori siano dei pazzi. Ripeteva sempre a sua figlio Folco, che gli Hitler non nascono a caso e che dentro di essi non alberga il seme della follia, poichè hanno un progetto ben chiaro.

Proprio dopo questi crudi avvenimenti, che decide di rifugiarsi in Himalaya“.

Occulto, viaggio, anti-materialismo del profitto

Terzani, era un socialista ateo, come amava definirsi, credeva in qualche forma di assoluto. Nonostante fosse una persona incline alla gaiezza ed alla compagnia, amava molto stare da solo, in contemplazione.

M.I.: “Nel libro ” Un indovino mi disse“, Terzani, cambia radicalmente il suo modo di scrivere, raccontando con meno enfasi giornalistica ed in maniera più diretta al cuore dei lettori, le sue avventure nei labirintici meandri del misticismo asiatico. Credeva nei rituali magici?”.

A.S.: “Il libro è un punto di svolta del suo atteggiamento nei confronti della sua professione, passare da un taglio giornalistico ad uno più, chiamiamolo “popolare”, raccontando con aneddoti, frasi e curiosità il viaggio che ha compiuto nella sua amata Asia. Nonostante fosse ateo, come ho precisato precedentemente, credeva nell’assoluto.

Il viaggio, diventa quindi, una professione ma anche un mondo di vivere per scoprire il retaggio culturale, il folclore ed antichi rituali, che gli sono serviti nella comprensione del mondo. 

Con l’avvento della globalizzazione, la nuova politica è stata quella di trarre sempre più profitto. Deng Xiaoping, in Cina, dopo gli anni draconiani di Mao, rovescia il sistema implementando una specie di capitalismo “rosso” e Tiziano sente che l’ultima roccaforte del suo mondo, che interiormente si era costruito viene abbattuto. E’ morto dentro quando ha capito la piega materialistica che la nostra  società stava prendendo, distruggendo la sacralità della vita.

Penso che oggi più di ieri, data l’instabilità politica e morale i lettori sono entrati in empatia con i suoi scritti. Non solo italiani.

Eredità morale di Terzani

La grande eredità morale di Tiziano Terzani è stata quella di aver ispirato le future generazioni e di aver raccontato con estrema lucidità avvenimenti e fatti di un mondo e di tradizioni oramai scomparse.

M.I.: “Sono passati anni dalla sua morte. Terzani è spesso citato ed è ricordato come un grande motivatore, un avventuriero, ma sopratutto un viaggiatore instancabile. Sembra quasi che tutti noi abbiamo perso un amico, piuttosto che un grande scrittore. E’ questa la sua eredità morale?“.

A.S.: “Che sia amato è sicuro, perchè quando l’assessore leghista Fabrizio Cigolot, ha tagliato i fondi al premio letterario che porta il suo nome è successo il finimondo. Tanti sindaci mi hanno telefonato, per portare nella loro città tale evento mediatico, cercando di strapparlo ad i riluttanti politici di Udine.

Sembra strano ma i più grandi lettori di Terzani, non sono gli intellettuali, che di solito leggono con distrazione i suoi testi, ma la gente comune, che si sofferma maggiormente immedesimandosi sulla sua vita.  

Continua a toccare molte persone, perchè in tanti si riconoscono nelle sue frasi, che colpiscono l’immaginario comune. Sono delle riposte a dei quesiti esistenziali della loro vita, come se fungesse da guida spirituale.

Sentiva tragicamente la complessità della vita umana e per questo ha cercato di sfruttare appieno l’occasione dell’esistenza, raccontando con estrema semplicità  le sue avventure giornalistiche.

Nonostante, siano passati svariati anni dalla sua morte l’amore per la sua figura, non accenna a spegnersi, anzi si è rafforzata con maggior vigore.

E’ sicuramente questa la sua grande eredità morale, vivere dando un significato alla propria quotidianità ed ispirare le future generazioni.

Buonanotte Tiziano…Arrivederci Anam

Leggevo con molta curiosità Terzani, quando ero più ragazzo, mentre adesso, nella mia piena maturità la sua idea della vita turba le corde del mio animo, mettendomi in profonda crisi. Ha demolito con la sua rivoluzione interiore tutto il mio essere, ed in questo momento di doloroso inganno, sento che non ho gli anestetici giusti per controbattere il nulla che mi circonda.

Questa per me non è un’intervista ma è l’intervista e questa volta senza scherzare ti dico caldamente, che mi sarebbe piaciuto davvero parlare con te come ad un amico e poterti almeno salutare, omaggiandoti con la fine del mio libro preferito: “Buonanotte Tiziano…Arrivederci Anam”.

 

 

 

 

Condividi questo articolo:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *