Abruzzo la discussa “rivoluzione”.

De-industrializzazione in regione

Marchi del nostro tanto tanto decantato know-how, oggi in mano ad aziende estere

La nostra penisola da una quindicina di anni è mira di un perverso disegno; la sua de-industrializzazione con la delocalizzazione del nostro comparto produttivo ha gettato le basi per l’attuale stagnazione.

Qualcuno ha avuto la brillante idea di raccogliere la “sfida” della “decrescita felice“; peccato che lo stavamo  facendo da tempo accodandoci al triste reset del Venezuela per il forte impulso statale a danno degli altri settori, rimasti indietro con nazioni dall’innovativo know-how.

La “Nuova Via della Seta” docet; sono stato testimone come ospite del governo kazako nella capitale Nur-Sultan (03.10.1989 Astana – 23.03.2019 Nur Sultan – Speciale Kazakistan)

A farne le spese sono le aree interne del nostro meridione; l’Abruzzo non fa eccezioni avendo tra l’altro il triste primato di essere stata l’unica regione rossa al tempo della seconda pandemia.

Civitella del Tronto il mio borgo

Civitella del Tronto, una delle mie cittadine preferite nelle mie solitarie passeggiate.

A Venezia durante una mia intervista sulla “Mala del Brenta“, alcuni intervenuti venendo a conoscenza della mia provenienza hanno elogiato la nostra regione per le sue qualità storiche ed ambientali, tutti erano però concordi nel considerarla di per se poco attrezzata per raggiungere la piena vocazione turistica.

Tiro le conclusioni e cerco di andare avanti ed inizio parlandovi di Civitella del Tronto.

Le mie solitarie passeggiate “strizzano l’occhio” al suo passato senza dimenticare l’irresistibile sperone che non mi stanco mai di immortalare, intimorendo gli ignari scalatori alle prese con il loro climbing.

Una “palestra en plenaur” per non perdere l’esercizio con il drone.

Un borgo simbolo di un teramano che sfugge ad occhi attenti, un puntino irrisorio della ricca geografia italiana ma che conquista tanti proseliti per la sua bellezza.

Meraviglie di una regione che si deve scontare con l’incuria delle sue infrastrutture e triste paradosso di un’amministrazione impegnata nel rilancio del borgo ma che impatta con la cecità della mala politica provinciale.

Castelli non deve morire

L’umanità del Signor Vincenzo di Simone che insieme all’amore a suo figlio Antonio, ci hanno raccontato le meraviglie del loro antico mestiere e la storia di Castelli

VIDEO DRONE (https://www.youtube.com/watch?v=RY7CsvbiF3Q)

Castelli non deve morire dopo secoli di ceramica“, mi racconta nel suo laboratorio il celebre vasaio Simone Di Vincenzo.

L’inagibilità di buona parte del tessuto storico cittadino rema contro le sue parole.

Snocciola strane frasi, antichi rituali per benedire la cottura delle sue opere, ma di fronte ai forni spenti ormai da tempo i suoi occhi s’illuminando di un dimenticato ardore giovanile.

Il suo laboratorio è “ordinato nel suo disordine” ed è zeppo di vasi, piatti, formelle e strane statuine antropomorfe che hanno fatto il giro del mondo.

La città vive di ricordi, quando era un crocevia di acquirenti esteri e locali” mi sottolineano alcuni passanti.

Non biasimo i giovani e se il lavoro manca bisogna assolutamente ingegnarsi, ma soffro nel constatare che le nostre tradizioni sono spirate sotto il dinamico “deep state“, desideroso di omologarci distruggendo così le nostre radici.

Roccascalegna e i media di Unilnad

VIDEO DRONE (https://www.youtube.com/watch?v=H-ZL0dWUgJo)

Il castello di Roccascalegna sembra galleggiare nel cielo ed ha affascinato i media inglesi, tanto da proporre oltremanica l’Abruzzo come meta alternativa.

Se mi chiedessero quale castello mi abbia impressionato maggiormente, risponderei con sicurezza: “ San Leo in provincia di Rimini e Roccascalegna nel chietino“.

Galleggiano” entrambi tra le nuvole, perché “figli minori” dello sperone che li ospita.

Eppure il maniero abruzzese mi ha stupefatto per quel particolare camminamento adiacente la piccola torre che  mi ha fatto avere la spiacevole sensazione d’incidere negativamente sul peso della roccia, portandomi rovinosamente giù.

Anche i media inglesi della rivista UNILAND, ne rimangono strabiliati e dopo aver visto il mio video sul mio canale YouTube mi contattano, per postare sui social il fascino della nostra regione.

…Ancora Abruzzo…

Abruzzo l’unica regione che per molto tempo è stata zona rossa a causa della pandemia.

Dovrei continuare il mio lavoro ma i DPCM me lo impediscono e non posso far altro che scusarmi con gli altri borghi ancora non visitati: sono innumerevoli credetemi, una potenzialità nascosta per un territorio dalle modeste estensioni ma dall’indubbie attrattive.

Diamo il nostro contributo. Le rivoluzioni si fanno e non si annunciano.

 

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