Abruzzo aspettando tana libera tutti. Da Pettorano a Pacentro.

 Saluto ai nostri borghi

Ritorno a Pacentro e godo di tutta la sua “elevata” bellezza.

Non ho avuto nessuna particolare necessità durante i giorni della pandemia, anche se aver perso il mio agognato reportage in Vietnam è stato sicuramente poco piacevole.

Il distacco dalla frenesia di tutti i giorni non è stata poi così male, anzi la mia danzante pressione si è livellata magicamente verso il basso, perché meno stressato.

D’altronde ho tanti ricordi a farmi compagnia; storie, viaggi, antichi amori ed il desiderio di continuare a sognare, perché non sento di esistere senza poterlo fare.

La mia stanza è volutamente spoglia, solo sull’archeologico tecnigrafo di vecchia fattezza industriale, ho libri di viaggiatori e foto dei valorosi re, che nel calderone delle razze hanno fatto grande l’Europa.

Però i miei cari borghi mi sono mancati molto, non solo per il contatto con la genuinità della sua gente, ma sopratutto perché non ho potuto curare il mio animo, sì perché considero le nostre cittadine alla stregua di piccole Spa dove ritemprarmi.

L’umanità ha tirato il peggio sui social ed ognuno si è arrogato il diritto di dire la sua, senza avere nessuno studio consono alla risoluzione del male.

Il nuovo mondo ad uso e consumo dei social, ha dato la possibilità all'”uomo massa“, di scrivere cose prive di senso, pensando in questa assurda maniera di elevarsi a rango di Sapiens.

Il Carrozzone verso Pettorano su Gizio

Il signor Domenichino, sembra imbarazzato con un “bavaglio” che non gli compete. Ridiamo della nostra condizione, ma manteniamo le dovute distanze.

Ho sempre agognato una rivoluzione senza spargimento di sangue, fatta da romantici e spaventati poeti che darebbero alla società un tocco di ingenua follia, facendoci distaccare da Iphone ed affini, evitando di essere solo consumatori di futilità.

Con il giusto distanziamento sociale, nel mio carrozzone alcuni di questi pazzi personaggi, mi hanno accompagnato per tornare a Pettorano Sul Gizio e Pacentro, per salutare alcuni miei lettori e sopratutto lei: Cristina la Sognatrice, un’altra bella figura adatta a montare in sella e mettersi in viaggio verso l’ignoto.

Oggi, però il giusto padrone di casa è il signor Domenichino, voce narrante del piccolo paesino abruzzese a cui ho chiesto un’intervista per avere un suo resoconto personale, dei suoi giorni targati Covid-19.

Siamo seduti al Bar Cortile, di fronte ad un proscenio naturalistico, che sembra farmi dimenticare di essere ancora in fase di emergenza, anzi la bella giornata rende il suo tessuto storico ancor più affascinante del mia prima visita.

D.”Ho avuto molta paura e mi sono tappato in casa, insieme a mia moglie.” – mi dice terrorizzato il mio intervistato – “Non sono andato nemmeno a casa di mia figlia, per paura di nuocere ai miei nipotini, tanta ero spaventato. Siamo stati due mesi reclusi e prego gli scienziati di trovare un vaccino per poter arginare il male e farci tornare alla vita di tutti i giorni”, mi dice senza specificare come si siano svolte realmente le sue giornate.

Leggo un brivido forte dentro i suoi occhi per l’inafferrabilità di un invisibile nemico, stenta a parlarne e cambia discorso ed appena cerco di portarlo verso questo argomento, dirotta il suo intervento verso uno più consono alla memoria storica del paese.

Il signor Domenichino, figlio minore di questo bel paese di “frontiera” ha una voglia irrefrenabile di parlare e quando lo fermo, riparte dandomi sempre nuove particolarità.

M.I.:”Pettorano il suo paese e quindi? “.

Al bar al Cortile di Cristina la Sognatrice, che mi insieme a suo figlio dei suoi sorrisi. La bellezza del giornalismo di “frontiera” è anche questa.

D.”Pettorano è stato per secoli un paese di carbonai e di pastori. In inverno lo si estraeva dalle nostre montagne ed in estate si cambiava versante lavorando nel Lazio a Nettuno e Pomezia, mentre le nostre donne, rimanevano a casa e si dedicavano alla campagna ed alla cura della casa.

La mia gioventù è stata serena e fortunatamente la mia famiglia aveva di che sfamarsi, grazie alle coltivazioni e alle “patroncelle“,  donne “facoltose” che avevano più di un capo bestiame. I soldi, quelli si che mancavano sempre.

Tanti anni fa il centro storico era vitale e ci si riuniva in qualche cantina e tra un bicchiere di vino ed una risata, passavamo bellissime giornate.

Oggi è tutta un’altra storia, il paese si è svuotato a causa dell’emigrazione, dovuta alla mancanza di domanda di carbone, per i moderni forni elettrici.

M.I.:”Pettorano sul Gizio è il cuore d’Abruzzo, ci sono speranze per arginare l’emoraggia di presenze giovanili?“.

D:”I giovani sono andati via e le nostre tradizioni andranno perse, sopratutto l’amore per le montagne, che le vecchie generazioni hanno preservato con estrema cura.

Pacentro “tana libera tutti”

Un’anziana stanca dopo le restrizioni della pandemia, sonnecchia finalmente all’aperto, nella bellissima Pacentro.

Ci sarebbe tanto da riflettere sulle amare parole del mio intervistatore, ma è anche duro per chi vuole trovare un lavoro sopravvivere nei nostri borghi.

Ci vorrebbe un disegno politico ben dettagliato per farli risorgere, ma non credo perché tra mal costume, burocrazie e tasse, probabilmente diventeranno delle “ghost town“.

Torno a Pacentro dopo un anno, questa volta senza drone, oggi in riparazione. La ditta Dji mi vuole proporre un rigenerato, dati i consistenti danni e rifletto a come il mio “terzo occhio” sia determinante per il mio lavoro, mentre in tanti si arrogano il diritto di non pagare, perché considerano il giornalismo un futile gioco.

Questo mentalità è la vera spina nel fianco del paese non il Covid 19, un virus si può debellare una mentalità è dura da sconfiggere. Vi sottolineo che noi partite iva siamo sfiancate da anni di vessazioni statali e non.

Senza giornalisti freelance, che si autofinanziano come fareste a capire i reali cambiamenti della nostra società? Come avreste passato la quarantena senza poter rimanere informati?. Scusate lo sfogo ma è doveroso farlo in nostra difesa.

Passiamo a Pacentro, la nostra meravigliosa cittadina ed il suo stupendo contesto.

La mia ultima uscita è d’inizio marzo in Umbria, ed oggi sento di trovarmi in un altro mondo in cui il gioco della architettura e dei suoi prosceni cambia radicalmente volto, mettendo in evidenza la bella disomogeneità del nostro paese.

Trovo tutto chiuso, la Zipline, le tre torri e sopratutto l’allegria della mia prima volta, almeno si ritorna timidamente ad uscire e qualche turista locale si è avventurato tra le cittadine.

Una signora sonnecchia seduta di fronte il suo uscio e prova, oscillando ritmicamente la testa, a controllare il suo vivace nipote. Si sveglia al mio passaggio ed accenna un timido sorriso.

Mi saluta con malinconia, i giorni di Covid-19 sembrano averla ferita e l’unico desiderio è quello di poter riposare all’aperto.

Affreschi mettono in luce la belle manifestazione del borgo, voglioso di mettersi nuovamente in mostra con la sua ampia scaletta, ma probabilmente è una magra illusione.

Me lo auguro per i volenterosi ragazzi incontrati l’anno scorso, il loro impegno ha dato un giro di vite al paese, grazie alla ingegneristica Zipline.

Abruzzo ancora un pò

Skyline della bellissima Pacentro. Un paese da conoscere, in un Abruzzo che non stanca mai di stupire.

Il cuore del nostro territorio è ancora tramortito dai giorni di quarantena e dove troverà la forza di rialzarsi se siamo i primi a chiedere aiuto? Il Covid è una scusa per nascondere i nostri errori, perché il vero flagello nasce dalla paura del cambiamento e dalla nostra inguaribile pigrizia.

Il carrozzone con i poeti rivoluzionari è ancora in viaggio e le loro narrazioni forse possono farvi trovare l’entusiasmo perso.

Io e Cristina siamo saliti, spero lo facciate anche voi.

 

 

 

 

 

 

 

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3 thoughts on “Abruzzo aspettando tana libera tutti. Da Pettorano a Pacentro.

  1. Bravissimo come sempre Marco. ..
    Il tuo saper raccontare la vita al tempo del covid
    Una parentesi dolorosa che rimarrà nei nostri ricordi.
    Spero in un altro tuo incontro, ove la stretta di mano sarà il preludio ad un abbraccio sincero, che vorrà dimostrare che il brutto è passato …
    Ti aspetto al prossimo incontro assieme alla nostra piccola Wendy😊

    1. Cara Cristina.
      Sicuramente tornerò per godermi insieme ai tuoi cari un bel caffè di fronte al meraviglioso proscenio di Pettorano.

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